Padre Julio MEINVIELLE
Il progressismo cristiano
errori e deviazioni
LE CONSEGUENZE DEL PROGRESSISMO CRISTIANO
Abbiamo visto come l'idea di un progresso continuo
accompagni tutto il dissolvimento della civiltà moderna, dal Rinascimento ad
ora, e costituisca il falso fondamento su cui si appoggia il progressismo
cristiano.
Non vi è un progresso nell'“essenziale”, in ciò che è fondamentalmente umano,
nella civiltà moderna. Ci potrà essere un certo progresso per quanto riguarda
alcuni aspetti, soprattutto quello tecnologico.
L'aspetto propriamente umano e morale dell'uomo costituito da un avvicinamento
a Dio, non progredisce con il progredire la tecnologia. L'uomo può avanzare, ed in effetti realizza un immenso progresso nella produzione
di un poderoso apparato produttivo ma, allo stesso tempo, tale apparato
produttivo può convertirsi in rovina e distruzione.
La civiltà moderna, per quanto riguarda l'aspetto più propriamente umano
dell'uomo, sta “camminando all'indietro” da più di quattro secoli. Sta regredendo
per la degradazione progressiva alla quale sottomette l'uomo. La società
moderna sta diventando ogni giorno più materialista. Dopo aver respinto Dio,
sta ora respingendo i valori propriamente umani ed anche quelli animali
dell'uomo per convertirlo in un semplice ingranaggio della grande
macchina materialista e socialista.
E' a questo punto che si pone un problema angoscioso per il cattolico. Cosa può fare il cattolico in questa società che respinge
Dio, Cristo e
Questa fu la situazione angosciosa che si presentò ai cristiani dopo
Il progressismo di Lamennais
Lamennais è il personaggio chiave del cattolicesimo
moderno. Nato nell'ultimo quarto del secolo XVIII si formò con le idee e la
mentalità di Rousseau e dei filosofi liberali. Più
tardi si convertì al cattolicesimo per professare un credo sospetto e poi un
liberalismo che si sviluppò nel diario L'Avenir, fra
il 1830 ed il 1831.
C'è una logica nella concezione di Lamennais che è
presieduta dall'idea del progresso storico. La storia progredisce e, di
conseguenza, i tempi moderni rappresentano un progresso rispetto ai tempi
anteriori. Lamennais giustifica l'idea del progresso
storico con l'idea della Provvidenza divina che dirige
la storia verso il fine che Lei sola conosce; egli sviluppa questi concetti in
un articolo molto importante, del 28 luglio 1831. Secondo lui il progresso
della storia si realizza non attraverso una maggiore acquisizione della bontà
morale, di avvicinamento a Dio attraverso il bene e la
virtù, ma attraverso l'acquisizione di gradi di maggiore libertà, che farà sì
che i popoli crescano verso la maggiore età. Di conseguenza, Lamennais giustifica il liberalismo come un'acquisizione
del progresso dell'umanità.
Fino a Lamennais non si concepiva altra civilizzazione né progresso autentico per l'uomo che non fosse
il riconoscimento della supremazia soprannaturale della Chiesa. La civiltà,
infatti, non si proponeva come fine dei cittadini la libertà, ma il bene e la
virtù. Nel quadro della verità, la libertà rappresenta
indubbiamente un bene; però non si può adottare la libertà come un fine
indipendente, che possa rinunciare ai diritti della verità.
Nella Rivoluzione Francese
Lamennais fu il primo cattolico che lo accettò come
un diritto. Per lui, infatti, le verità moderne erano i diritti dell'uomo che
dovevano essere considerati come conquista del progresso della storia.
Lamennais fu quindi il primo a professare il
progressismo cristiano e quindi è possibile
identificare in lui l'iniziatore del liberalismo cattolico. Il liberalismo del
secolo XIX rappresentava – per Lamennais - un
progresso rispetto alla società anteriore che si diceva cristiana e che
professava il riconoscimento della Chiesa come società soprannaturale, ed anche
il liberalismo cattolico costituiva un vero progresso.
Come è noto, Lamennaís fu
condannato da Gregorio XVI nella “Mirari Vos”. Da allora, tutto il secolo XIX fu teatro di una
tremenda lotta in seno alla Chiesa, tra liberali e non liberali. Tra i liberali
troviamo figure come Lacordaire, Montalembert,
Dupanloup. Tra gli anti‑liberali emergono soprattutto
il Cardinale Pie ed il pubblicista Veuillot.
Pio IX condannò con energia il liberalismo cattolico in una serie di documenti
i cui punti salienti furono più tardi accolti nel
famoso Syllabus. Ma la lotta
non cessò. Al contrario, ricominciò durante il Pontificato di Leone XIII con
l'apparizione dei chierici democratici come Naudet, Lemíre e Dabry.
Leone XIII, nelle sue famose Encicliche, espose un piano completo di come
avrebbe dovuto essere la civiltà cristiana, la città cattolica nello stile di vita
moderno. Ma il pensiero di Leone XIII fu
sistematicamente adulterato dai liberali che agivano in seno alla Chiesa.
In quell'epoca, infatti, apparve nella Chiesa un
movimento di tendenze decisamente liberali,
democratiche e socialiste. Era il movimento di Le Sillon.
La ferma azione di Pio X però, condannando il modernismo che si andava sempre
più estendendo nel campo cattolico e il democratismo di Le
Sillon, pose fine agli intenti del progressismo
cristiano nella Chiesa.
Ogni forma di progressismo cristiano scomparve dalla scena visibile della
Chiesa tra il 1910 ed il 1930.
Il progressismo di Maritain
Maritain diede allora un nuovo inizio al progressismo
cristiano. Si tratta però del Maritain posteriore al
1930, perché il Maritain anteriore si distinse per la
sua forza nel combattere ogni liberalismo ed ogni
progressismo. Nel suo primo periodo aveva infatti scritto
Antimoderne, Trois Reformateurs,
Théonas, Primauté du Spirituel, nei quali rifiutava
l'idea del progresso incondizionato ed esponeva la dottrina autentica della
Chiesa sul piano della civiltà cristiana.
Tuttavia, dal 1930, Maritain
pubblica una serie di libri - in particolare Umanesimo integrale - dove, sotto
le apparenze di una filosofia della cultura, emerge una problematica liberale
che coincideva punto per punto con gli errori di Lamennais.
Maritain, che nel suo Antimoderne
aveva respinto l’idea di un progresso incondizionatamente buono, ora, in
Umanesimo integrale, difende un concetto ambiguo, quello del progresso
ambivalente della storia, per assumere, già durante
Questa idea di progresso affascina Maritain come già era accaduto a Lamennais, e la
sviluppa in due libri scritti durante
Maritain, quindi, pone il progresso dell'uomo non nel
bene, non in una sempre maggiore virtù, non in un maggiore
avvicinamento a Dio, a Cristo, alla Chiesa, ma in una sempre maggiore libertà
dell'uomo. Tutto ciò coincide, punto per punto, con il
piano di Lamennais. Egli quindi considera odiosa la
cristianità medievale ed il concetto autentico di civiltà cristiana, proponendo
al loro posto una società fondata sulla libertà come idea preminente e
dominante. Così, come il liberalismo cattolico di Lamennais
finì con il declinare nel socialismo, anche per Maritain
il liberalismo della nuova cristianità doveva portare ad una società
socialista, nella quale fossero soddisfatte le
aspirazioni della funzione storica del proletariato.
Il progressismo di Emmanuel Mounier
Maritain aveva anche elaborata tutta una teoria del
personalismo, che alimentava il mito della nuova cristianità. Emmanuel Mounier avrebbe costituito per
Con la sua rivista, Esprit, egli prese ad ispirare tutto un movimento
generazionale cattolico che avrebbe dovuto infondere un nuovo spirito, quello
del progressismo cristiano, alle opere di apostolato
cattolico in Francia ed in Europa.
Il progressismo cristiano, oggi egemone in ambito cattolico francese e
mondiale, può considerarsi opera di Mounier. Mounier ha influito in modo decisivo su alcuni importanti
gruppi di teologi, sociologi e gesuiti: pertanto, non è esagerato assegnargli
un'influenza di primo piano nella corrente progressista che oggi domina gli
ambienti cattolici e che ha creato una poderosa struttura, alla quale devono
piegarsi, volenti o nolenti, a volte anche i vari Vescovi.
L'opera di Mounier prende le mosse dal rivalorizzare la nozione di progresso come idea sostanziale
del cristianesimo. E' certo però che egli incorre in un equivoco perché, per
quanto sia certo che esiste un progresso ed una crescita del Corpo Mistico di
Cristo fino a raggiungere la pienezza dell'età perfetta, ciò non significa che
ci debba essere anche un progresso nella civiltà che sopporta questo progresso del Corpo Mistico.
Mounier non effettua tale
distinzione permanente e nel suo studio Il cristianesimo e la nozione di
progresso mantiene l'equivoco, come se il progresso dovesse tradursi nella
stessa realtà temporale. In questo coincide completamente con Lamennais e Maritain. Su questa idea equivoca di progresso Mounier
elabora tutto il sistema del suo personalismo, che dovrebbe dar corso ad una
nuova civiltà o cristianità andando a sostituire la civiltà nata dal
Rinascimento.
Per capire il significato costituito dalla rivoluzione del personalismo di Mounier bisogna portare l'attenzione verso le realtà contro
cui lotta. E la sua azione si
sviluppa soprattutto contro il mondo del capitalismo, della borghesia e del
denaro. Sono quelle le figure principali che vuole contrastare; è contro il
capitalismo che Mounier punta le sue armi poderose. Nella stessa maniera con cui condanna duramente la borghesia ed il
capitalismo, rivolge anche forti critiche contro il fascismo.
Ma la durezza che Mounier mostra verso il capitalismo
e il fascismo non somiglia affatto a quella che ha
verso il comunismo, verso il quale mostra una significativa compiacenza. In
innumerevoli pagine egli dà l'impressione che il comunismo eserciti su di lui
una vera suggestione, come se si trattasse di un autentico umanesimo.
Nel primo volume delle sue opere, a pag. 515, si legge: “La denuncia fatta dal
marxismo dell'idealismo borghese e della sua ideologia sociale, era o avrebbe
potuto essere un considerevole apporto all'umanesimo che cerchiamo. Essa
costituiva un'indicazione capitale, sulla quale specialmente i cristiani si
sentivano uniti da una fratellanza storica”.
In merito alla sua posizione verso il comunismo, niente è più suggestivo di quello che scrisse ad André
Dumas, il 9 ottobre del '
Mounier fu il primo ad inventare questo carattere costantiniano (alludendo a Costantino) e questo carattere
gregoriano (alludendo a Gregorio VII), per qualificare l'impegno della Chiesa
nel difendere la civiltà cristiana. Per Mounier, la
civiltà cristiana, città cattolica, ordine sociale cristiano, non sono altro
che invenzioni abusive della cristianità costantiniana
e gregoriana che devono essere combattute, così come va combattuto
l'imborghesimento della Chiesa. Questa lettera ad André
Dumas, sopra citata, termina con questo suggestivo
saluto: “Con tutto il cuore in Cristo (e non nella civiltà cristiana)”.
La teoria elaborata da Lamennais e Maritain e diffusa da E. Mounier,
ha finito per imporsi negli ambienti cattolici. Non si può lavorare per la
civiltà cristiana, non ci si può impegnare perché siano riconosciuti i diritti
della Regalità di Cristo sulla scuola, i sindacati, i gruppi sociali, il potere
pubblico, perchè tutto l’ambito temporale rimanga
nelle mani del laicato cattolico. Secondo i progressisti, se tutto quest'ordine temporale è caduto nelle mani del liberalismo,
del socialismo e del comunismo bisogna lasciarlo dov'é, perché ciò non sarebbe avvenuto senza acquisizioni di progresso nella
maggioranza delle età della società attuale, passata dall'antico stato
infantile ed ingenuo - attraverso lo stesso carattere sacro costantiniano
e gregoriano -, ad una perfetta maturazione dell'età adulta e dell'attuale
società moderna.
Pertanto, pervenuti infine alla disistima dell'autentica civiltà cristiana e di
un ordine sociale pubblico adeguato al Vangelo, che sostiene
Al contrario, dobbiamo sostenere la necessità imposta dalle esigenze cristiane,
di combattere il comunismo e di far fiorire una
società cristiana nel quadro sociale: questo vuol dire lavorare per la civiltà
cristiana. Il progressismo cristiano consiste precisamente nell'affermazione
contraria, cioè nel non fare ciò che è necessario per
le esigenze cristiane: lavorare per il fiorire di una società cristiana, contro
la tesi progressista secondo cui il cristianesimo potrebbe propagarsi
ugualmente, anzi forse meglio, in una società dove impera il comunismo.
Le idee di Mounier alimentaranno i movimenti dei cristiani progressisti di Mandouze, che acquistarono una forza particolare dopo il
1948; queste idee influiranno anche sul gruppo di teologi riuniti attorno a Jeunesse de l'Eglise dell'ex
domenicano Montuclard e, oprattutto,
attraverso questi, sul movimento dei Preti Operai, la cui condanna da parte di
Pio XII doveva avere una risonanza mondiale.
Il progressismo di Teilhard de Chardin
Teilhard de Chardin
costituisce oggi la figura massima del progressismo cristiano, ma la sua
traiettoria segui un itinerario diverso da quello di Lamennais, Maritain e Mounier.
Sebbene la ragione fondamentale del suo progressismo
consista dalla forte passione che lo muove ad unire in un solo insieme due
fedi, la fede del cielo e quella della terra, Teilhard
de Chardin è un innamorato del mondo e soprattutto
del mondo moderno.
Nel suo caso, in modo particolare, questo amore per il
mondo diventa quanto mai forte verso la scienza moderna in generale e la
scienza biologica in particolare. Da qui, seguendo la corrente imperante di
questo tipo di scienze, confesse decisamente di essere
partigiano dell'evoluzionismo e dell'evoluzionismo universale. Credo
nell'evoluzione è la sua prima professione di fede scientifica. Credo che
l'evoluzione vada verso lo spirito, credo che l'evoluzione vada verso il
personale, credo che il personale supremo culmini in
Cristo.
Teilhard de Chardin, per la
stessa ragione per cui crede nell'evoluzione
universale, crede nel progresso. Progresso che va dal primitivo pulviscolo del
cosmo fino ai primi elementi dell'atomo, dall'atomo fino alla molecola, dalla
molecola alla grande molecola, da questa al virus, dal
virus alla cellula, dalla cellula ai protozoi, da questi agli animali ed alle
piante più complete, per finire all'uomo. Il cammino del progresso evolutivo
non si arresta mai, fino al raggiungimento di forme più complesse di organizzazione collettiva e planetaria fino al
"punto omega". E’ tutto un processo progressivo di cosmogenesi, biogenesi, noogenesi
e cristogenesi.
Però la specialità di Teilhard
de Chardin era la paleontologia, che egli presume
fornisca il fondamento scientifico e rigoroso a tutto il suo evoluzionismo. E'
perciò necessario esporre il pensiero di Teilhard de Chardin su questo punto.
Teilhard ha felicemente riassunto il suo pensiero
nell'articolo su “La questione dell'uomo fossile”, pubblicato in Psyche, numero 99 e 100, nel
secondo volume delle sue opere complete. Il de Chardin
stabilisce in quella sede che il suo evoluzionismo universale ha come fondamento l'evoluzione dell'uomo. Infatti, in tale studio
trae una conclusione che suona così: “E' anche chiave per il futuro: se
corrisponde a verità è anche scientificamente vero che da un centinaio di
migliaia di anni l'uomo non ha mai cessato di muoversi
(senza retrocedere mai è sempre in testa alla vita) verso degli stadi
costantemente crescenti di organizzazione e di coscienza: non c'è quindi
nessuna ragione per supporre che tale movimento si sia attualmente arrestato.
Al contrario, il gruppo dell'homo sapiens è tuttora intorno a noi nel pieno del
suo vigore (per non dire nella sua piena gioventù),
del suo sviluppo. Così sono giustificate e precisate su una solida base
scientifica la nostra speranza e la nostra fede
moderna nel progresso umano. L’antropogenesi non è
certo chiusa. L'umanità avanza sempre e continuerà ad avanzare per altre
centinaia di milioni di anni, con la convinzione di
saper conservare lo stesso ritmo di marcia dei nostri predecessori verso una
sempre maggiore coscienza e complessità”.
Che valore ha il fondamento paleontologico di Teilhard de Chardin? Per
esaminarlo spieghiamo brevemente la sua teoria. Per Teilhard
de Chardin l'uomo appare nell'età quaternaria. Egli
ammette che l'ascendente dell'uomo attuale è l'Homo Sapiens che appare nel pleistoceno superiore. Però prima appaiono forme intermedie
rappresentate soprattutto dal Sinantropo, un presunto
anello di animale/uomo verso l'uomo di Neanderthal e di questo verso l’Homo Sapiens.
Ma bisogna rilevare che non esiste questa gradazione
progressiva sulla quale si appoggia Teilhard de Chardin. Effettivamente si sono trovati pezzi di Homo
Sapiens anteriori all'uomo di Neanderthal e bisogna
porli nel pleistoceno inferiore. Nell'era preistorica
di Fonte‑Chevade nella Charente,
Germaine Henri Martin ha fatto conoscere nell'agosto del 1947 una calotta
cranica comprendente, in connessione anatomica, una parte dell'osso frontale, i
due parietali, una parte del temporale sinistro ed una parte
dell'occipitale. L'interesse di queste scoperte poggia su quelle conformi al
tipo di Homo Sapiens, di data anteriore al Musteriense,
ossia bisogna porle nel pleistoceno inferiore.
Pertanto, risulta chiaramente che, prima dell'uomo di Neanderthal, visse in Europa un tipo di Homo Sapiens.
Per di più, il famoso Sinantropo o Uomo di Pechino,
che costituisce per Teilhard de Chardin
un vero animale umano, non ha valore. La questione è stata studiata in forma
completa dal Reverendo Patrick O' Connell
in “Science of to Day and
the problems of Genesis”.
L'argomento merita di essere trattato a lungo, cosa
che non è possibile qui.
Tratteggiamo tuttavia alcuni aspetti di cui occorre tener conto.
Punto primo: bisogna tener presente che nel corso degli scavi di Choukoutien si è sostenuto che siano stati scoperti circa
30 crani interi o incompleti, 11 mandibole e 147 denti del preteso Sinantropo. Ma tutto ciò è
ovviamente sparito.
Punto secondo: è stata nascosta al pubblico l'importanza dell'industria trovata
a Choukoutien, cosa che lascia ben supporre
l’esistenza in loco di uomini con lo sviluppo tipico
dell'Homo Sapiens.
Punto terzo: il Dott. Pei
trovò nel 1934, tre crani umani del tipo moderno ed i resti di scheletri
presumibilmente umani. Weidenreich, che diresse gli
scavi dopo la morte di Black, nell'esposizione illustrativa dei ritrovamenti,
nel numero di Paleontologia Sinica del 1939 (che
ripeté nella sua conferenza agli studenti dell'Università della
California nel 1945) sentenziò testualmente: “Negli scavi chiamati del
livello superiore di Choukoutien, che portarono alla
luce i resti del Sinantropo, furono ritrovati 3 crani
ben conservati, vari frammenti di altri crani e ossa di scheletri di circa 10
individui, che sembravano appartenere alla stessa famiglia. I 3 crani erano di
un uomo maturo, di una donna di età media e di una
donna più giovane. Benchè della stessa famiglia,
avevano alcune caratteristiche diverse: il cranio dell'uomo era del tipo
mongolo con alcuni tratti del Neanderthal; il cranio
della donna di età media sembrava di un eschimese,
mentre quello della donna giovane apparteneva ad un abitante della Melanesia”.
Il quarto fatto da tener presente è che i crani del presunto Sinantropo mostravano tutti un buco
nella parte posteriore, aperto per succhiare il cervello.
Da tutti questi fatti deriva la validità dell'affermazione del grande paleontologo Marcellin Boule nella sua Antropoloaia, in
cui scrive: “A questa ipotesi tanto fantasiosa quanto ingegnosa (cioè quella
del Padre Teilhard de Chardin
circa il Sinantropo) mi permetto preferire questa che
mi sembra più conforme alla connessione delle nostre conoscenze; il cacciatore
era un uomo vero del quale è stata trovata la figura tipica e che ha fatto del Sinantropo la sua vittima”.
Ancora Boule: “Mi sembra temerario considerare il Sinantropo come il monarca del Choukoutien
dato che appare nei depositi nei quali è stato trovato mentre
caccia assieme ad altri animali”.
Tutto ciò è utile per sgombrare e far chiarezza nel campo della Paleontologia,
dal quale gli evoluzionisti traggono le loro argomentazioni fondamentali.
Infatti, se sconfiniamo nel terreno della biologia, è
facile dimostrare che tanto per il concetto di “specie” come per quello di
“eredità” e quello dei “caratteri acquisiti” e della “genetica”, l'evoluzione è
inverosimile. Le parole della “Enciclopedia” francese (tomo V, 1938) scritte da
Paul Lemoine, restano
tuttora valide. Vi si legge: “Il volume quinto dell'enciclopedia francese
segnerà sicuramente una data nella cammino delle
nostre idee sull'evoluzione: emerge dalla sua lettura che questa teoria sta
quasi per essere abbandonata”.
“Da quest'espressione risulta
che la teoria dell'evoluzione è impossibile. In fondo, nonostante le apparenze
nessuno crede ancora in essa e si dice, senza darle
un'importanza particolare, ‘evoluzione’ intendendo ‘incatenamento’; ‘più evoluto’, ‘meno evoluto’, nel
senso di ‘più perfezionato’ o ‘meno perfezionato’, facendo parte tutto ciò di un linguaggio
convenzionale, non solo ammesso ma quasi obbligatorio nel mondo scientifico”.
“L'evoluzione è una specie di dogma nelle quale non
credono nemmeno i sacerdoti, che però la mantengono per il popolo. Bisogna
avere il coraggio di dire tutto ciò perché gli uomini della futura generazione
orientino le loro ricerche in un'altra direzione”.
L'idea di progresso in Teilhard de Chardin manca dunque, ovviamente, di basi scientifiche
serie. Ma nemmeno possono esserle offerte basi filosofiche.
Ciò che conviene sottolineare ‑ e qui si capisce
perché il comunismo è impegnato nel favorire e propagandare il teilhardismo negli ambienti cattolici ‑ è che per Teilhard bisogna operare attualmente per la congiunzione e
l'unione di cristianesimo e marxismo.
Infatti, nel suo articolo “Il cuore del problema”, presente nel 5° volume delle
sue opere, propone come soluzione all'umanità una combinazione risultante da oy che rappresenta la tendenza cristiana o la fede tendente
in alto, con ox che rappresenta la tendenza comunista
o marxista, cioè la fede nel futuro o la fede nel
mondo. Scrive Teilhard: “Due forze religiose sino a
questo momento sono state contrapposte una all'altra nel cuore di ogni uomo; due forze, come abbiamo visto, che si
debilitano e languiscono se vengono isolate; due forze conseguentemente (questo
è quello che mi rimane da dimostrare) che non sperano che una cosa: non che si
faccia una scelta tra le due ma che si trovi il modo di unirle” (in L'Avvenire
dell'uomo, ed. fr. pag. 343;
ed. sp. Taurus, pag. 324).
Il Progressismo ed il Concilio Vaticano II
Per formulare un giudizio definitivo su questo punto bisogna aspettare le
conclusioni definitive alle quali arriverà il Concilio. Ma
un Concilio è opera dello Spirito Santo e lo Spirito non si mostra realmente se
non nelle conclusioni alle quali perviene l'unanimità dei Padri Conciliari
sotto la direzione del Romano Pontefice.
Tuttavia, fin da ora, bisogna dire quanto segue:
1) Il Concilio è, nella mente della Chiesa, un grande atto di carità della
Chiesa stessa, che cerca oggi di salvare il mondo moderno e di unire tutti gli
uomini nella fede e nella carità di Cristo.
2) Questo grande atto di carità della Chiesa per salvare dallo stato di indigenza spirituale il mondo moderno, avviene proprio
nel momento in cui questo mondo, orgoglioso, si esalta per le sue conquiste
scientifiche e tecniche e tenta di riorganizzarsi respingendo Dio ed affermando
un ateismo militante su scala mondiale, con il quale non farà che portare alla
distruzione ed alla rovina la specie umana: un mondo senza Dio è un mondo
distruttore dell'uomo. Ecco perché
3) Questo grande atto di carità della Chiesa vedrà il mantenimento intatto ed
integro della Verità della Chiesa, perché nella Chiesa
la carità sgorga dalla Verità. Lo Spirito Santo procede dal Verbo, che è
Verità.
4) Questo grande atto di carità della Chiesa coincide con una grande confusione e con un'ansia non sempre legittima di
cambiamenti e di progressi, che sta agitando il mondo cattolico da più di 30
anni.
5) Il movimento progressista, al quale abbiamo fatto riferimento, sta operando
con trenta organizzazioni in tutto il mondo, in Francia, Belgio, Olanda e
Germania ed ora vuole approfittare della grande Assemblea
Conciliare per imporre la sua idea di pericoloso progressismo a tutto il popolo
di Dio.
6) Il comunismo non è estraneo a questo proposito sinistro. Nella primavera del
1963, il Cardinal Segretario di Stato del Pontefice Romano ha fatto conoscere
al Nunzio Apostolico a Parigi, perché lo facesse sapere all'Episcopato ed ai
Superiori Maggiori Religiosi residenti in Francia, i propositi sinistri del
movimento Pax (nato in Polonia e diretto da Piasecki,
un cattolico progressista polacco), che ha come obbiettivo lo sviluppo del
progressismo in Francia e cerca di approfittare della grande Assemblea
Conciliare per insinuare dialettica tra gli stessi Padri Conciliari. Questo
movimento comunista Pax dispone di fondi inesauribili
per esercitare la sua influenza sui mezzi mondiali di comunicazione. Sta
insinuando dialettica con il fare apparire i Padri Conciliari divisi tra di loro in due gruppi diversi, buoni e cattivi,
progressisti ed integralisti, di attitudine aperta e di attitudine chiusa,
innovatori e reazionari. In realtà, in un'assemblea di quasi 3.000 persone,
sono molti i gruppi e le sfumature, e queste sono parecchio
elastiche, di modo che non si ha diritto di dividerli precisamente in
due tendenze antagoniste, e solo in due, come esige la dialettica comunista.
Tutto ciò sta venendo messo in atto con propaganda
mondiale la quale, nello stesso tempo, fa apparire come divisi in due gruppi
antagonisti di progressisti ed integralisti tutti i cattolici del mondo.
7) Questa guerra psicologica, sviluppata con uno spiegamento dell'apparato
pubblicitario mondiale, ha come fine il produrre un atteggiamento di vergogna e
timore, già ben visibile in molti, di poter venire
qualificati come reazionari, cavernicoli, ristretti ed integralisti,
8) Il cattolico non si dovrà lasciar prendere da complessi, ma dovrà mantenere
la sua fedeltà al Magistero della cattedra romana, perché questa è la
condizione della fedeltà autentica alla fede di Cristo.
LA PERSONA
Padre Giulio Meinvielle
Nato il 31 agosto
Costruisce il grande
tempio parrocchiale, “una cattedrale”, in parole del Arcivescovo nella
benedizione. Grande pioniere di una pastorale piena di
iniziative: In parrocchia stabilisce le Conferenze Vicentine …il Circolo
Cattolico di Operai -inizia